"L'Amare nella stanza dell'Arte" di Silvano Bicocchi

É stata la Polaroid a portare Cinzia Battagliola nella stanza dell'Arte. É stata la stessa irrefrenabile curiosità di "Alice nel Paese delle Meraviglie" a condurla dentro in quella stanza dove c'è una libertà dilatata e tutto si può esplorare da nuovi punti di vista sorprendenti.
Ma dopo essere scivolata per caso dentro la prima Polaroid creativa, come per Francesca Woodman è stata la fiducia verso media fotografico che l'ha spinta a continuare ad immaginare liberamente in quello spazio intimo e privato, come in uno specchio.
Nella stanza dell'Arte, protetta dagli sguardi del mondo, scattando immagine dopo immagine ha compreso che stava solo sfogliando un libro già scritto dalla sua vita sulle pagine segrete del proprio inconscio.
Quei primi scatti fatti solo per sé, mai avrebbe pensato di mostrarli.
É stato il lento formarsi della consapevolezza che la propria elaborazione interiore apparteneva anche ad altre donne che l'ha poi convinta ad attraversare il lungo ed impervio cunicolo che dalla stanza dell'Arte porta allo Spazio espositivo.
Le opere di Cinzia Battagliola sono conquiste di un'autocoscienza formatasi con l'esercizio coraggioso del self-portrait fotografico. La Polaroid è stata la sua compagna fedele nell'affrontare i conflitti interiori che la nostra società sessuata aveva indotto in lei. La società sessuata* è quella che stabilisce, a prescindere da tutto..., il ruolo e l'identità dell'essere umano solo in base al sesso.
Essa è prosecuzione della tormentata storia millenaria dell'umanità sul versante del rapporto di genere che risente sempre del conflitto tra due miti: la Grande Madre e il Patriarcato.
Giuliana Traverso** mi ha spiegato che la donna per secoli ha dovuto tacere, per subalternità al maschio, perchè non conosceva i linguaggi che le consentissero d'esprimere l'originalità del proprio Sé. Ma la donna nel tacere ha però posto in atto dei processi di introspezione, inespressi fino alla nostra epoca, che ne hanno formato quei tratti comportamentali sia individuali che collettivi che conosciamo.
La Battagliola ha confidato alla sua Polaroid le ansie, le paure e misteriose intuizioni. E le immagini hanno formato in lei consapevoli sentimenti che a loro volta sono stati motivo di
maturazione della sua persona. Certo che dopo la prima timida esperienza espressiva, in lei ha preso sempre più concretezza la capacità progettuale fino a generare un'ampia serie di opere che rivolgono, con tenerezza, la sua visione tagliente come un flash su tutti i valori simbolici di genere carichi di valenza individuale o collettiva, giungendo fino a ideare "Vertigine".
Ecco perchè prima di tutto Cinzia Battagliola ha portato nella stanza dell'Arte il suo corpo, elemento significante univoco del proprio Sé, con la sua potente unicità e l'umanissima fragilità. Unicità e fragilità sono gli elementi della comunicazione intima che per essere ben compresa va letta con i sentimenti propri dell'Amare.
Ma l'Amare è un mare tempestoso, oggi agitato dai venti del consumismo che riduce la donna a merce e la confina nelle immagini stereotipate della moda fashion e la confina ad essere oggetto glamour, come ben rappresentano "Polafemme" e "La gabbia". La donna di "Sweet Caty" e "Dolls" è quella vista dalla poetica postmoderna, ridotta a pura immagine dai mass media che la reinventano continuamente come merce pregiata da consumare...non da amare!
Per Cinzia Battagliola, Amare è saper riconoscere il valore di quell'unicità e avere la tenerezza che accoglie la fragilità come un prezioso dono si Sé, come ben ha rappresentato nell'opera "Il dono".
É l'Amare che cerca l'Amore, il vero tema universale delle opere introspettive di Cinzia Battagliola. "Il sogno", "Il filo rosso" "In punta di piedi" ci dicono che se il bisogno di Amare è il motore collettivo che agita il mondo, l'Amore è l'approdo individuale che però appare irraggiungibile, in questo contesto consumistico che genera a livello collettivo l'impotenza di sentimenti.
É questo tormentato Amare cercando il volto del proprio Amore che anima la donna protagonista di queste opere. C'è un disincanto rassegnato nell'attraversare il valore simbolico dell'immagine femminile, si sente il timore che anche l'espressione del dono estremo del Sé racchiuso nel corpo potrebbe non bastare per trovare il proprio Amore.
Con le sue immagini Polaroid dense di atteggiamenti e grafismi calligrafici leziosi e iracondi che le rendono solo sue.
Ma lei è artista e il suo destino è l'essere la voce di tante donne!
Ora che le sue opere sono in forma di libro passeranno di mano in mano, di sguardo in
sguardo e ognuno leggerà i suoi messaggi mettendoci il volto del proprio Amore reale o immaginario che sia.
Di certo le sue Polaroid sono una confidenza e una sfida, la confidenza del proprio vissuto interiore e la sfida a un confronto serio a tu per tu, nel territorio della nudità, per misurare quanto siamo vittime o liberati dai velenosi stereotipi consumistici. La differenza la faranno i sentimenti che il lettore proverà, beati coloro che dotati di uno sguardo liberato sapranno cogliere tutta la bellezza della sua rara umanità.
Ora probabilmente Cinzia Battagliola penserà: che strana questa luce e questo rumore dello Spazio espositivo...nella stanza dell'Arte tutto era silenzioso e fluido anche il mio sentimento più viscoso!
Ma guarda, ora qui si rovescia tutto: il personale diventa universale! Bello...no?


* Sii bella e stai zitta - Michela Marzano, Ed
** Giuliana Traverso vive a Genova, è fotografa e docente fi fotografia, nel 1968 ha fondato "Donna fotografa"




Polaroid brought Cinzia Battagliola in the Art Room. The same irresistible curiosity of "Alice in Wonderland" lead her in that room, where a new expanded freedom is found and everything can be explored from amazing and new points of view.
Yet, after being slid inside the first creative Polaroid, just as for Francesca Woodman, the trust in the photographic means kept her going on imagining freely in that very intimate and private space, like in a mirror.
In the Art Room, protected from the look of the world , shooting image after image, she discovered she was just leafing though a book already written by her own life, on the secret pages of her unconscious.
Those first shots were made just for herself, never would she imagine they would be shown. It’s been the slow building of the consciousness that her own inner working out belonged to other women as well, that forced her to go through the long and rough tunnel, that from the Art Room leads to the Exhibition Space.
The work by Cinzia Battagliola is the attainment of a self-consciousness that grew in the brave training of photographic self-portrait. Polaroid has been her faithful companion in the struggle with the inner conflicts that our sexed society persuaded her of. The Sexed Society is the one that establishes, disregarding everything else… role and identity of the human being just through gender.
It’s the continuation of the millenary history of mankind regarding gender relationship, in which we can always find the conflict between two Myths: The Great Mother and The Patriarchy.
Giuliana Traverso* told me that for centuries women had to keep silent, being subordinate to men, because they didn’t know the language that would let them express the originality of their own Selves. Yet in being silent, women have learned processes of introspection, not revealed until our very day, that have formed the fundamental both individual and general behaviors that we know. Battagliola told Polaroid her worries, her fears and her mysterious
intuitions. And images have formed in her conscious feelings, that themselves became the
reason for her growing as a person. After the first shy expressive experience, the ability to
plan has grown steadier to the creation of this large amount of works which tenderly turn her vision, as sharp as a flash, onto the symbolic gender values, so full of individual or collective meaning, ending in the work “Vertigo”.
That is why Cinzia Battagliola brought in the Art Room first of all her body, meaningful unequivocal element of her Self, with its powerful uniqueness and the very human fragility. Uniqueness and fragility are the elements in an intimate communication, which can be understood only if read through the very feelings of Love.
Yet Love is a very raging sea, nowadays roughed by the winds of consumerism that lower women to goods and confine them to the stereotyped images of fashion, transforming them in glamour goods, as very well shown in “Polafemme” and “The cage”. The woman in “Sweet Caty” and “Dolls” is seen as in the post modern poetic, reduced to a bare image by mass media which continuously re-invent her as a precious good to be consumed…not to be loved!
In Cinzia Battagliola’s opinion, to love means to acknowledge the value of that uniqueness and to have the tenderness that welcomes fragility as a precious gift of one’s Self, as shown in “The gift”.
It is the Loving that looks for Love, the real all pervasive theme of the introspective works of Cinzia Battagliola. “The dream”, “The red thread”, “On tiptoe” all tell us that if the need for love is the collective engine that moves the world, Love is the individual landing place that appears unreachable in this consumeristic context that creates a collective inability to have feelings.
This tormented Loving that looks for the face of Love enlivens the woman in these works. There’s a resigned disillusionment in going through the symbolic value of the feminine image, and you can feel the fear that even the expression of the ultimate gift of one’s Self inside the body would not be enough to find Love.
Through the Polaroids, full of affected and choleric attitudes and graphic signs that make those images her own. Yet she’s an artist and her destiny is to be the voice of many a woman.
Now that her works are in the form of a book, they’ll pass from hand to hand, from eye to eye and everyone will read their own messages, putting in the face of their Love, real or imaginary may it be.
Surely her Polaroid are a tale and a challenge, the tale of her inner experience and the challenge of a real confrontation, in the field of nakedness, to measure how free we are from, or how much of the victim we are of the poisonous consumeristic stereotypes.
The difference will lie in the feelings of the reader, blessed be those with a free look who will be able to grasp the whole beauty of her rare humanity.
Now Cinzia Battagliola will probably be thinking: how strange these light and noise are in the Exhibition Space…in the Art Room everything was so silent and smooth, even my thickest feeling!
But look, here everything is turned upside down: the individual becomes universal! Beautiful…isn’t it?


* Be beautiful and shut up - Michela Marzano
** Giuliana Traverso lives in Genoa. A photographer and Photography teacher, in 1968 she founded
the school “Donna Fotografa” (Woman Photographer)





Silvano Bicocchi
Nasce a Nonantola (MO) nel 1949. Appassionato fotografo dal 1968, nel 1991 si iscrive alla FIAF, dal 1995 è Docente DAC. E’ insignito BFI nel 1997 e nel 2002 di SemFIAF. Conduce un’attività amatoriale di studio e divulgazione del linguaggio fotografico rivolto all’ambiente della FIAF, attraverso articoli sulla rivista FOTOIT, studi sull’editoria di Federazione: dal 1998 collabora alla monografia dell’Autore dell’anno, ha collaborato alle 10 edizioni della monografia del Concorso “Crediamo ai tuoi occhi” del CIFA (Bibbiena – AR).
E’ dal 1996 esperto di Lettura di Portfolio, ha condotto attività formative presso i Circoli fotografici.
E’ Coordinatore Artistico per eventi e campagne fotografiche regionali (nel 2009 nella Regione Marche) e nazionali (nel 2011 Passione Italia). Dal 2011 è Direttore del Dipartimento Cultura FIAF.

Silvano Bicocchi
Was born in Nonantola (MO) in 1949. A Photography enthusiast since 1968, he joined the FIAF in 1991 and has been a DAC teacher since 1995. In 1997 he received the BFI and in 2002 SemFIAF. He is an eager connoisseur of the photographic language and spreads his enthusiasm inside the FIAF, through articles in FOTOIT magazine and studies on the Federation’s publications. He has been collaborating in the “Author of the year Monography” since 1998 and has participated in 10 editions of the “Crediamo ai tuoi occhi“ (We Tust your Eyes) CIFA Contest Monography (Bibbiena AR).
Since 1996 he has been an expert in “Portfolio Reading” and has given training workshops at photographic clubs. He is Artistic Coordinator in regional (in 2009 in the Marche region) and national (2011 Passione Italia) photographic events and campaigns. Since 2011 he has been the Director of the FIAF Cultural Department.

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